martedì 12 dicembre 2017

Sono sul ciglio... E aspetto, anche solo di vedermi passare.
Io non lo inviterò a sedersi accanto a me, gli ho indicato solo la via, se  mai  lo pregassi, e sai accettasse,  il passato si ridisegnerebbe, perfido, sempre lo stesso.
Se dovesse invece sedersi di sua iniziativa, allora non lo vedrò passare lungo il fiume, perché sarebbe accanto a me. Potremmo anche alzarci e andare via dal fiume e dal suo ciglio.
Ho fatto un conto: ci ho messo 34 giorni a leggere un libro e mezzo, scritto con il carattere 16, e di duecento pagine  per libro!!
Sono proprio vecchia!! Allora ho tirato fuori il piumone da combattimento tipo era glaciale e va fan i scarp io dormo la dieci perché ho già sonno dalle 17.00!! E così sia!!
Buonanotte a tutti^^
C'è un tempo per gridare: no, e no! Non è giusto che vuoi andare...
E un altro che abbassi la testa e lasci la presa.
Abbiate sempre la fortuna di non mischiare i tempi e la tutta quanta la forza per superarli.

Le principesse Scalze

“Muoviti Vicky!!” gridò la vecchia
Nadine dal recinto dei maiali.
“Eh, si vede che ha il sangue blu quella bestiaccia” disse Diego. Entrambi fissarono la striminzita ragazzina che incespicando portava loro il cibo per i maiali.
“Glielo do io lo scettro, Diego!” disse acidamente la vecchia; e appena la ragazzina le fu a tiro le mollò un bel calcione. Si mise a ridere con crudeltà mentre la ragazzetta con gli occhi pieni di lacrime si massaggiava la gamba ferita.
“Sei sempre troppo lenta, fannullona!” la sgridò Nadine.
Diego invece non rideva di tutto ciò, aveva troppo timore della maledizione che di generazione in generazione avevano in sé le donne gemelle della famiglia reale Scalze.
Era troppo vecchio, altrimenti sarebbe già andato via, tempo prima, quando la regina una sera era venuta e aveva consegnato la bambina a Nadine, dandole soldi e istruzioni ben precise. La piccola era la gemella di un'altra neonata, anche lei data in custodia ad altre persone.
“Cosa ti è successo, Vicky?” chiese Thomas preoccupato medicandola.
“Quella vecchia un giorno morirà per mano mia” disse seriamente Vicky con lo sguardo acceso di collera.
Thomas rabbrividì e si fece il segno della croce. Non aggiunse niente perché non c'era niente da aggiungere. Fu semplicemente rattristato dalle parole della ragazza. Benché sapesse che Nadine se lo sarebbe meritato, rabbrividiva anche solo a immaginare la sua Vicky diventare malvagia. Eppure la leggenda parlava chiaro riguardo a loro. Vicky avrebbe avuto una qualche speranza solo se fosse vissuta da sola. Infatti l'importante era che le due sorelle non si incontrassero mai. Nefasto sarebbe stato per loro l'incontro.


“Clelia, dove stai andando?” chiese Gelsomina.
“Madre, sto andando nell'orto, non ti preoccupare” rispose Clelia guardando dolcemente la madre.
“Non ti allontanare troppo, Clelia. Fuori dalla fattoria è pericoloso”
Clelia diede alla madre un tenero bacio e sorridente si avviò all'orto dove incontrò Matt, il giovane garzone appena assunto dalla famiglia Green.
“Buongiorno Clelia, siete splendida come sempre” disse lui raggiante.
Clelia fece un sorriso, e allora lui le si avvicinò e le mormorò all'orecchio: “Stasera ai confini della fattoria, dopo l'ultima campana del pomeriggio”
Lei con un lieve gesto della testa annuì e passò oltre il ragazzo andando a salutare il padre che lì vicino mungeva una vacca.
“Ti ho portato da bere, padre” disse lei, e si sedette di fianco a lui. Lui bevve un lungo sorso e la ringraziò. Il padre con lei era sempre stato di poche parole. Lei gli accarezzò le spalle ampie e lo abbracciò. Amava suo padre molto più della madre. Lui si liberò da quell'abbraccio troppo intimo, Clelia ormai stava crescendo e non era più la piccola di casa e soprattutto non era sua figlia. C'erano rapporti umani che anche agli animi più sensibili non era consentito varcare. Clelia sorrise a quel gesto, e sentendo la terza campana posò il cesto e si avviò oltre i confini della fattoria dove il giovane Matt le avrebbe sospirato amore.
“Stavo disperando che non potessi venire” disse Matt illuminandosi.
Lei d'impulso lo strinse a sé lasciandosi sfiorare le labbra, appoggiando poi la testa al suo petto.
Il calore e il pulsare del cuore di Matt la facevano star bene.
“Dunque è là in fondo il lago?”
“No, è un po' più giù, lungo la vallata” disse Matt sorridendo.
Clelia ebbe un brivido di paura e piacere. Non aveva mai oltrepassato il confine; a detta di tutti era un luogo proibito, o proibito solo a lei? Questo era il dubbio atroce.
“Sarà per la prossima volta” disse Clelia, dandogli un altro tenero bacio e ritornando da dove era venuta.
Matt ci andò da solo su quel lago, forse avrebbe capito meglio il mistero “Clelia” là su quelle limpide acque. Era seduto da poco quando dall'altra riva vide una ragazza simile a Clelia che, seduta su di un masso, lanciava sassi nelle acque.
“Clelia!” gridò Matt sbracciando in direzione della ragazza. La quale non fece niente. Rimase immobile. Priva di interesse al richiamo del giovane.
Matt girò attorno alla ragazza e, arrivato alle sue spalle, le mise una mano davanti agli occhi per farle una burla; ma entrambi persero l'equilibrio tanto da ritrovarsi a terra, con la ragazza che reggeva fra le mani un sasso, e lo sguardo colmo di odio.
In quel momento Matt comprese che la ragazza non fosse Clelia...
La ragazza, con voce strozzata, disse: “Mi chiamo Vicky. E se non te ne vai giuro che ti taglio la gola e poi vado dicendo che ti volevi approfittare di me. In fondo non sarei dovuta esser qui, e a pensarci bene se si fanno certi incontri... potrei non tornarci”
“Hey fanciulla, posa quel sasso e quello sguardo, che io mi so difendere se solo volessi” disse Matt alzandosi in piedi; e guardandola dal basso della sua altezza la fissò negli occhi. Nonostante la somiglianza impressionante, si rese conto di dove stava la differenza: ovvero nell'anima.
La ragazza aveva occhi verdi stramaledettamente belli.
“Piacere Matt, lavoro dai Green” disse lui cordiale, e per nulla preoccupato dall'atteggiamento astioso di lei. In fondo sua madre era molto peggio.
“Non so chi siano questi Green, ma il piacere è il mio” disse lei, ammorbidendosi, porgendogli la mano con un sorriso; e fu come osservare lo squarciare di un velo nero e scoprire un sole splendente.


Clelia non dormì quella notte, voleva a tutti i costi andare a vedere quel lago. Il suo cuore voleva ancora una volta volare fra i monti e gli occhi buoni di Matt. Decise una fuga momentanea, consapevole della disciplina poi...
All'ultima campana del pomeriggio si avviò con il cuore che le batteva forte e tutti i muscoli eccitati dall'avventura che stava iniziando. Il lago era splendido, respirò a pieni polmoni quell'aria pulita. Si sedette su di un masso e lanciando sassi lasciava correre i propri pensieri.
Quando si sentì fissare e il suo sguardo incontrò uno simile al suo. L'aria si fece carica di energia e in quello scambio di sguardi si fermò il tempo.
“Immagino tu sia Clelia, la ragazza che ieri Matt ha confuso con me” disse Vicky schietta, senza nessuna traccia di calore umano.
“Sì, in persona. E tu saresti?”
“Vicky” Nessun'altra parola fu scambiata dalle due. Si esaminarono mentre nel loro cuore scendeva una nube nera che avvolgeva ogni altro pensiero. In quel momento sbucò Matt con la canna da pesca, e la visione delle due insieme lo colpì.
“Se non lo sapessi, vi scambierei per due gemelle. C'è una persona che forse vi somiglia ancor di più... è la Regina! Sì, la Regina Maria Vittoria Clelia III” Si grattò il naso, troppe coincidenze in un solo momento, allora Matt rabbrividì. Aveva colto il perché. Suo nonno gli raccontava spesso della maledizione delle Regine che discendevano dalla famiglia Scalze.
“Oh cavoli! Voi siete le principesse Scalze! Che tutti credevano morte. Tutti tranne mio nonno che era il pasticcere del Re, e sapeva tutti i segreti di corte!” Il gelo e il silenzio discesero per un attimo.
“Chi siamo noi?” gridarono entrambe.
“Siete principesse, e tra l'altro vostra madre sta molto male in questi giorni. Credo sia arrivato il momento che andiate a farle visita” rispose incerto Matt, ancora scombussolato da quella verità. Era condizionato dalla leggenda, e in cuor suo sperava di non rivederle mai più.
“Tu verrai con noi!” esclamò Vicky guardandolo seria.
“Eh, io no. No no; ho da lavorare dai Green” disse lui indietreggiando finché Clelia non lo prese per un braccio e disse: “Verrai! I Green capiranno, ne sono certa” Lei parlò con gli occhi della notte in quel suo sguardo appuntito. Matt sospirò e abbassò i suoi accettando le sue volontà.
Il trio si disfece e si diede appuntamento al mattino seguente. Matt fu intimato di andare all'appuntamento.
Matt corse dal nonno e, tutto trafelato, gli raccontò l'accaduto. Il nonno tacque e girò per la stanza grattandosi la barbetta a braccia conserte. Poi si mise a fare i biscotti perché aveva bisogno di riflettere meglio - così disse. Matt stava sullo sgabello vicino al forno e aveva il cuore in fiamme. Dopo che ebbe tirato la pasta con il mattarello con le enormi mani, quasi esclamando disse: “È bene che tu vada, Matt, a questo punto. Non vedo altra scelta. Ma vedi di star attento, nipote mio, a non innamorarti di una di loro. Sono molto gelose. Sono ancora piccole ma già capaci di cose empie anche se loro non ne sono consapevoli. Sembrano innocenti come del resto il demonio stesso appare angelo di luce per ingannare meglio”
A quelle parole Matt arrossì ma non disse niente. Andò a letto ma non riuscì a dormire. Neppure il nonno dormì mangiandosi i suoi biscotti e riflettendo sul nero futuro di tutti quanti.

Nel cuore di Vicky era un'esplosione di sentimenti sui quali non poteva capire nulla, tranne quell'unica verità che le era stata opportunamente negata. Era una principessa, non una serva buona a nulla. E ora qualcuno avrebbe pagato... a cominciare dai suoi guardiani malvagi.
Una nebbia le saliva in cuore e una forza misteriosa e negativa penetrava ogni sua fibra.
Il vecchio Diego era ancora dai suoi adorati maiali e non si era accorto dell’avvicinarsi di Vicky. Quante volte aveva desiderato che quelle labbra strette e rugose le dessero un bacio d'affetto e quelle mani callose una carezza. Ma niente!
Non c'era niente per la povera bestiaccia Vicky. Prese per il collo il vecchio da dietro che annaspò spaventato e in un lampo fu per terra. Il vecchio sgranò gli occhi davanti a tanta furia e anche Vicky sgranò gli occhi meravigliata della propria potenza. Osservò il vecchio che stava per rialzarsi quando prese il forcone lì vicino e lo trafisse e guardò scorrere il sangue con gli occhi che brillavano. Con un dito sfiorò il sangue del vecchio agonizzante e se lo assaporò freddamente. Il vecchio gridò ma le sue urla parvero disperdersi nel silenzio quando Vicky vide avvicinarsi Nadine. La vecchia si mise le mani nei radi capelli alla vista di Diego e cadde sulle ginocchia, incapace di far altro, mentre Vicky le andava incontro brandendo un paletto che serviva per chiudere il cancelletto dei maiali. Si guardarono brevemente negli occhi e poi la mano di Vicky scese lesta e per Nadine fu una lenta morte davanti una disincantata Vicky sporca di sangue.
“Vicky, buon Dio” le arrivò la voce bel buon Thomas. Vicky si voltò e vide il buon reverendo accorrere da lei, come sempre aveva fatto per difenderla dai malvagi contadini. Thomas l'afferrò per le braccia facendole cadere il paletto intriso di sangue.
“Vicky, che hai fatto? Il demonio di tua madre è ora in te??” Guardò gli occhi della sua allieva preferita del villaggio. Le gote rosse erano scosse dai singhiozzi e dalla consapevolezza di ciò che aveva appena compiuto. Spinse via da sé Thomas e gridò: “Io non volevo...” e corse su per la sua stanza, dove si nascose sotto il letto troppo spaventata da sé stessa. Il buon reverendo prese il cappello e se lo portò al cuore facendo una breve preghiera per i poveri disgraziati contadini. Poi rialzandosi s'incammino per quei consunti gradini che sapeva essere l'ultima volta che saliva da vivo.
C'era una cosa, un'unica cosa che poteva fare per la sua Vicky.


Clelia nella sua stanza ammirò i suoi abiti e poi con decisione li buttò in un cesto e gli diede fuoco. E mentre il fuoco diventava sempre più vorace, andò dal padre che stava leggendo in poltrona.
Era completamente nuda. Gli buttò il libro per terra; al che lui, guardandola, arrabbiato, stava per rimproverarla. Ma lei non gli diede il tempo, sedendosi sulle sue gambe, poi lo spinse indietro e gli diede un bacio sulle labbra. Il padre la respinse via indignato, tanto che Clelia dopo un attimo di smarrimento gli gridò con odio: “Non sei mio padre! Non devo più temere”
“Ma che dici? Che ti succede, Clelia? I tuoi occhi sono neri come la morte!” Il padre comprese che la maledizione si era avverata. Con lo sguardo cercava la moglie ma inutilmente.
“Tua moglie è di sopra morta. Sapessi quanto l'ho invidiata quando vi spiavo dalla serratura. Io dovevo essere lei! Ma adesso so che tu meriti la stessa sorte” disse lei, brandendo un fuso per cucire, cercando di trafiggere il padre adottivo. Il padre era forte e agile, e schivò facilmente il primo affondo finché non riuscì a prenderla per un polso e trascinandola a terra le fece cadere il ferro. Intanto la casa si stava riempiendo di fumo.
Clelia pareva non farci caso mentre invece il padre cominciava a tossire. Allora la ragazza morse il padre a una mano, e corse verso la porta bloccandola dall'esterno. Il padre batteva i pugni sulla porta senza poter uscire. Anche le finestre erano state sprangate preventivamente. Clelia aveva ingenuamente sperato che l'amore dell'uomo che credeva suo padre si rivelasse, invece si era rivelato vile e meritevole di morte. Mentre il fuoco diveniva alto e potente, Clelia andò nel suo nascondiglio segreto e prese il vestito da sposa della madre, che le aveva rubato una notte di molti anni prima, e se lo mise.
Da lì vide bruciare i suoi genitori mentre i compaesani inutilmente cercavano di salvare i Green.


Scese la notte con le sue morti sui due villaggi e venne il giorno con gli altrettanti funerali. Matt, ignaro di tutto, attendeva al lago l'arrivo delle ragazze mentre il cielo si faceva nero e l'aria diventava densa di funeste premonizioni.
Le vide arrivare dalle sponde contrarie, ognuna a modo proprio, con i loro capelli che sembravano seta e le guance
cesellate degne di loro madre, la regina. Vicky occhi verdi e capelli color notte ricci. Clelia stessi occhi ma più neri e i capelli lisci. Si fissarono per un tempo indefinito e poi guardarono il povero Matt che non sapeva se scappare da loro o in barba a tutto innamorarsene. Erano bellissime ed eteree ma contrastanti fra loro. Due lati di una stessa moneta.
Clelia aveva un vestito di seta bianca stretto in vita e una mantella bianca sopra e Vicky un completo da ragazzo che nascondeva le belle forme che cominciavano a svettare morbide nei tessuti ruvidi degli abiti da contadini sotto una mantella rossa.
S'incamminarono silenziosi verso il bosco che era l'unica strada per arrivare al castello. Matt pensò per un piccolo istante che appena raggiunto il castello sarebbe fuggito da quelle due. Sarebbe forse scappato alla prima occasione. Poi chissà perché continuò a seguirle, tanto da sembrargli alla fine la cosa più naturale al mondo.


Vicky sentiva forte l'odore della sorella e di Matt. Sentiva il cuore dilaniato da vari sentimenti. Al collo portava la collanina del povero reverendo. Dentro c'era il sangue di sua madre e suo padre mischiati insieme. Glielo aveva messo al collo mentre lo strangolava e con voce rotta cercava di dire come spezzare l'incantesimo. Non avrebbe voluto strangolarlo, lei amava il reverendo. Era l'unico che le aveva dato amore. Ma una forza in lei la ghermiva facendole fare cose tremende. Cose di cui si vergognava. Gli occhi fuori dalle orbite del reverendo, una voce dentro che le intimava di non ascoltare il vecchio pazzo. Il suo cadavere ai suoi piedi, e quella collana che le bruciava il collo ma che non voleva togliersi a motivo di ciò che le aveva detto Thomas. Se ripensava a Thomas si sentiva morire. Diventare Regina! Non sapeva neanche di volerlo fin quando l'ignaro Matt non aveva pronunciato quelle parole.
Matt! Volse lo sguardo al ragazzo che aveva perso il piglio sicuro e camminava leggermente ingobbito. Aveva paura, era innegabile. Chi non ne avrebbe avuta? Le scappò una risatina ironica e lo sguardo di Clelia fu su Vicky. Era uno sguardo malato. Cattivo e sordido. Voleva Matt e voleva il trono. Voleva tutto quella cagna vestita di bianco. Si sentì serrare la gola fino a non respirare. Poi d'istinto Vicky si toccò la collana fino a stringere a pugno il suo ciondolo a forma di cuore.
La stretta cessò e Vicky ricambiò lo sguardo. Subito dopo vide tremare quello della sorella. Vicky capì che il ciondolo la proteggeva. E che Clelia non era che una ragazza come lei. Solo più malvagia.
Era venuta l'ora di pranzo e Matt aveva tirato fuori formaggio e biscotti e una fiaschetta di vino. Ma lei desiderava il sangue. Guardò Matt con quella ansietà di chi brama qualcosa. Lui inconsciamente si girò e le offrì il suo cibo. Aveva uno sguardo dolce il ragazzo. Sapeva e odora va di miele e muschio. Clelia si era allontanata per chissà quale crimine al gusto di sangue. Vicky ne approfittò per dare a Matt un rotolo che Thomas le aveva messo nei calzoni prima di morire. Vicky non sapeva leggere quella lingua in simboli. Matt non lo voleva, ma poi Vicky scoppiò a piangere e disse: “Mi devi salvare” Poi divenne rossa, quindi sbiancò come morta. Afferrò la mano di Matt e gli disse con un filo di voce: “Il male è in me. Non posso fermarlo” Matt le credette, capendo che era la verità, che era sincera, solo che non sapeva cosa fare. Mise il rotolo nei calzoni e le promise di aiutarla. Era davanti a lei, con le mani sul suo viso, e non resistette e la baciò con tutto l'ardore della sua giovane età. Vicky non era abituata a ricevere baci, le parve una cosa bellissima e spaventosa insieme. Poi Matt le depose un bacio sul collo e d'istinto la sua mano afferrò i capelli del ragazzo. Un tremito di rabbia le partì dal basso ventre fin su al cervelletto. Allora Vicky strinse il suo ciondolo e lo tenne a sé; e la voglia di scaraventarlo via si dissolse. Le ultime parole che udì furono: “Ti aiuterò, dovessi morire per farlo” Poi una freccia volò a pochi centimetri da loro. Era stata scoccata da Clelia, più ostile che mai. Aveva gli occhi rossi e la morte nel cuore. Una forza estrema spinse Matt contro un albero. E un'altra freccia saettava dritta al cuore di Vicky. Vicky si fece schermo e la freccia cadde a terra. Clelia, stizzita, batté lo stivale per terra e la terra tremò di dolore. Poi prese Matt e lo mise su un cavallo rubato a un cavaliere a cui aveva mangiato gli occhi e scomparve nel bosco. Vicky tremava immobile davanti a quella furia assassina. Le era mancato il coraggio di controbattere, e Clelia adesso aveva Matt e con esso soprattutto la speranza di far cessare l'incantesimo. E se Matt avesse detto a Clelia del rotolo? Cadde a terra disperata ma poi si disse che dopotutto sapeva dove stavano andando. Non le rimaneva altro che inseguirli. Si mise sulla strada maestra come aveva fatto Clelia e attese la sua vittima. Non dovette attendere molto poiché davanti a lei si fermò una carrozza nera. Il cocchiere era nero e tetro. Da dentro la carrozza una voce di vecchia le disse: “Entrate, principessa”
Clelia entrò poiché voleva il cavallo e un cocchiere e una vecchia le parevano il male minore. La vecchia da vicino era ancora più rugosa della sua voce. La fissò attenta e poi disse: “Sei Clelia o Vicky? Non ti vedo bene”
“Vicky, vecchia signora” disse lei, premendo il ciondolo per non far del male alla vecchietta. Un sentimento di repulsione le vibrava nel cuore. Sapeva quindi che se il lato oscuro le era contro, la vecchietta doveva per forza giocarle a favore. Solo non sapeva come.
“Perché tocchi sempre il ciondolo, ragazza?” chiese la vecchietta guardinga.
“Per darmi pace. Lei chi è? E perché io la odio?” La vecchietta si mise a ridere in modo sgradevole. Era troppa la forza negativa che la consumava.
“Parla, vecchia, prima che ti sgozzi. Il male che è in me ti è contro e mi sta consumando”
Rabbrividì saggiamente la vecchia e disse sporgendosi in avanti per guardare il medaglione.
“Sono Annabette, la vostra antica balia. Voglio guardar meglio il tuo medaglione. Non voglio sbagliare. Ho da dirti un segreto che ascoltato da orecchi contrari porterebbe la fine di tutto”
Vicky si sporse e la vecchia sorrise vedendo il sacro sigillo. Aveva visto bene. Gli occhi non l'avevano ingannata, non si era sbagliata, gli occhi di quella magra ragazza erano fieri e potenti con un fondo di bontà. Non era dunque tutto perduto”
Fu ordinato al cocchiere di dirigersi al castello, ma non per la solita strada bensì per una stradina laterale che usciva lateralmente dal bosco, costeggiava il parco e finiva davanti una porticina. Con quella scorciatoia avevano risparmiato almeno mezza giornata nei riguardi di Clelia, che prima doveva uscire dal bosco e poi procedere sempre dritto per la collina. La vecchia le ordinò di non rivelare chi lei fosse, perché se no questo avrebbe generato confusione e una volta a castello Clelia avrebbe ucciso frettolosamente la madre per prenderle il cuore e divenire regina.
Andavano fatte le cose con calma. Bisognava prevenire Clelia.
Rintanate in una vecchia cucina sul retro del castello, Vicky vicino al fuoco, si girava fra le mani il medaglione.
Aveva molte domande da porle ma non sapeva da quale iniziare.
“Quando vedrò mia madre?” chiese per iniziare.
“Domani, è molto malata, ora riposa. Di primo mattino è sempre più in forze per affrontarti” disse la vecchia preparando una minestra di cavoli.
“Non sono riuscita a ribattere oggi nel bosco. Temo che Clelia sia più forte di me” disse mestamente Vicky a cui il tepore della cucina dava serenità.
“È normale, Vicky. Clelia non deve combattere contro sé stessa, solo contro te. Il medaglione ti protegge e protegge il prossimo da te. Quando fra poco tempo dovrai affrontarla, arriverà un momento in cui dovrai strapparti il medaglione che ti protegge e solo allora potrai sconfiggerla” disse seriamente la vecchia Annabette.
“Sai, mi prenderai per pazza, ma io penso che sia stato solo un caso che lei sia diventata cattiva e io buona. Se Thomas le avesse messo il medaglione addosso, ora lei starebbe qui e io non so dove” sussurrò Vicky meditabonda.
La vecchia a quelle parole si fermò e disse severa: “C'è sempre una scelta, ragazza! Niente è per caso. Clelia la sua scelta l'ha fatta già da tempo. Non avere remore e non andare contro il destino”
“Il destino non esiste. Sono io che creo il mio destino” disse la giovane alzandosi in piedi fieramente.
Non certi destini, avrebbe voluto rispondere Annabette, ma a quel punto era inutile insistere. Lo avrebbe capito da sola a tempo debito. Ma l'ora della verità non era terminata e Vicky chiese ciò che temeva di più.
“C'è un rotolo con dei simboli. Il reverendo Thomas me lo diede assieme al medaglione”
Lo sguardo di Annabette si illuminò e tremante chiese: “Il Cartiglio è saltato fuori? Dicono che venga affidato solo ad una strega potente. Dov'è adesso?”
La vecchia bramava con avida curiosità. Guardando adesso Vicky con rinnovato rispetto.
“L'ho affidato ad un mio amico...” rispose la ragazza. Poi aggiunse: “Solo che è stato rapito da Clelia. Lei non sa nulla di tutto questo”
La vecchia divenne scura in viso, ma senza perdere il controllo disse mostrando tranquillità: “Il cartiglio è una potente maledizione. Quasi mai usata. Di solito ritorna dalla strega potente a cui è stato tolto con astuzia. Nel tuo caso bisogna vedere chi di voi due è la strega più potente. Ma ricorda, Vicky, non sottovalutare mai il tuo fondo di bontà. Perché è vero che l'amore è una catena, ma è anche vero che chi ama combatte con più potenza”
“E se lei amasse come io amo il ragazzo che ha il cartiglio?”
A quelle sole parole l'ira diventava soffocante ma gli occhi di Annabette non fecero una piega.
“Clelia non ama con il cuore. Lo fa fisicamente. Con smania di possesso. Non è questo l'amore che dà potenza. Io intendo quello che ti fa battere il cuore. Quello per cui daresti pure la vita.”
“Quindi sarei una strega, potenzialmente regina e maligna” Annabette non rispose, diede da mangiare alla ragazza e si ritirò nella sua stanza. Per Vicky la notte era una coltre di parole di cui non era sicura di aver compreso il senso. Ma con l'arrivo del nuovo giorno, Annabette vide una Vicky diversa, più sicura. Solo allora capì che non si era sbagliata su Vicky. Con poche parole si adoperò per far incontrare la madre con la figlia.
Clelia era furibonda, come faceva sua sorella a essere sempre più potente di lei? Quella stupida ignorante servetta!
Intanto Matt era rinvenuto e se ne stava zitto senza dirle una parola. Si erano fermati ai confini del bosco, erano tre ore abbondanti che il cavallo galoppava. Clelia non sapeva neppure se quella era la strada giusta. Decisero di fare una sosta per la notte. In fondo a girare a vuoto al buio si rischiava di perdere solo tempo. Clelia trovò un incavo di albero bello grande, con l'aiuto di Matt fu riempito di foglie. Sul cavallo c'era anche una coperta che usarono per avvolgersi. Il cavaliere aveva perfino un fagotto con cibo. Poca roba ma fu sufficiente per colmare in senso di fame. L'indomani in paese avrebbero fatto una lauta colazione, si ripromise Clelia. Matt taceva dal momento del bacio, ma ora erano vicini vicini nel giaciglio improvvisato. Clelia lo guardò con occhi languidi e poi disse dolcemente: “Non mi dici niente? Io sono la sorella migliore”
Matt balbettò imbarazzato e allora lei lo baciò con passione.
“Io ti amo” sussurrò lei, prima di portare le mani del ragazzo sotto le sue vesti.
Matt non era che un ragazzo, e si lasciò andare alle vie dell’amore. Per un attimo dimenticò streghe e regine e incantesimi e si dedicò a esplorare l'intimo mondo concessogli generosamente da Clelia. Per entrambi fu la prima volta e questo li legò molto più saldamente di quanto avrebbero immaginato. Clelia come amante era tenera e  giocosa, nulla in lei lasciava presagire l’inferno che portava dentro. Anche Matt, dopo quell'esperienza, si comportò diversamente; divenne più loquace e più disponibile di prima. In quella notte trascorsero dei momenti molto intensi e appassionati.
Matt ne era preso e in quel frangente Vicky era lontana anni luce dalla sua mente. Clelia lo conduceva così volutamente. Matt sarebbe stato il suo re dopo che avrebbe ucciso madre e sorella. C'era però ancora qualcosa che le sfuggiva, senza però comprendere cosa fosse. Con Matt come un fedele cagnolino
Clelia fece il suo ingresso in paese. Tutti la guardavano con timore e nessuno aveva il coraggio di avvicinarla. Questo atteggiamento dava a Clelia mortalmente fastidio. Anche se a parere di Matt era un segno di prestigio. Ma lei voleva essere adorata come una dea, non evitata come l'anticristo. A castello per Clelia ogni ginocchio di servitù si piegò per renderle omaggio e questo la rese di buon umore, ma venne subito messa alla porta dalla madre, la quale si rifiutò di incontrarla. Questo messaggio glielo diede il portavoce di corte, un maggiordomo allampanato, vestito di avorio e cipria. Clelia tornò ad avere un umore pessimo. A guardarla negli occhi si potevano scorgere due feritoie nere e minacciose. Al maggiordomo che le mostrò l'ordine di diniego frantumò la faccia. Poi senza remore si fece strada disseminando morti lungo il percorso che portava alla stanza della Regina.
Spalancò il battente di ferro e legno pesante e vide finalmente sua madre, vecchia di giorni e debole di vita. Aveva il suo stesso sguardo, solo più stanco e vecchio. Vide pure la sorella e una donna anziana che si nascondeva fra i tendaggi. Avanzò incurante e la vide ancora in vita, Vicky non l'aveva ancora uccisa e la cosa le parve un'assurdità. Dietro di Clelia c'era Matt, scioccato dalla violenza di Clelia. Il suo sguardo si posò su Vicky, già decisamente segnato dall'emozione. Ovviamente fu un attimo perché alla vista di Clelia divenne dura e infuocata. Ma lo sguardo della Regina rimaneva pacifico. Quasi disinteressato. Con una mano la Regina risolse la situazione. E venne fuori la vecchia seduta sullo sgabello. La soluzione era una: si dovevano sfidare. Tre giorni dopo ci sarebbe stata la luna nuova e all'alba sarebbe iniziato il duello per la legittima. Il duello sarebbe avvenuto nonostante la morte prematura della regina (magari per mano di una delle due). Detto ciò la Regina alzò con fatica l'altra mano, e le ragazze e Matt furono sospinti via. La porta fu sigillata con un incantesimo. Clelia prese una direzione e Vicky un'altra. Matt non seguì subito Clelia ma nemmeno Vicky. Rimase indeciso nel suo pensare. Finché prevalse la scelta del cuore a discapito della fisicità. Fu una decisione complessa, perché per Clelia qualcosa era cambiato anche se non sapeva dire cosa. Per lui quello per Clelia era tutto amore. Lontano anni luce dal pensiero che fosse solo attrazione. Anche se solo ieri sembrava un'altra persona. Quanta crudeltà gratuita. Gli venne un dubbio quando vide dalla finestra Vicky in giardino con la vecchia del mattino. L'istinto era correre giù a parlarle. E così fece. Clelia si era chiusa nella stanza da bagno da ore e lui ne approfittò per correre da Vicky. Quando arrivò dove lei era seduta, era sola. Aveva gli abiti da dama e i capelli acconciati di fresco. Quella versione di Vicky lo destabilizzò. Ma titubante si fece avanti. Appena lei lo vide non disse niente, chiese solo dove avesse messo il suo “pezzo di carta”, sembrava guardinga. Matt la rassicurò che non era una spia di Clelia e che il suo segreto era al sicuro. Allora Vicky sorrise e lui ne approfittò per baciarla finché non si vide arrivare uno schiaffo.
Gli disse solo: “Io non tocco la roba altrui” e si allontanò. Lui rimase perplesso e irritato da tale comportamento. Quando arrivò in camera, vide che Clelia lo aspettava. Era davanti alla finestra e appena lui fece un passo in stanza lo redarguì dal baciare ancora la sorella, gli diede uno schiaffo pure lei ma poi gli disse che immaginava la sua confusione. Ma che lei era la sorella migliore. Lo baciò con passione e poi disse che si doveva cambiare per la cena.
La cena fu molto frugale in quanto prima finivano e meglio era. Solo Clelia fu cerimoniosa ad oltranza e costrinse Matt ad esserlo altrettanto. Fece uno strappo quando sul finire della cena si accorse che Vicky la stava guardando, prese allora con trasporto Matt e lo baciò con sensualità e passione quasi innaturali. Fece colpo, infatti Vicky si alzò immediatamente e Annabette le si materializzò accanto mettendo fine alla sua cena. In camera Annabette le disse: “Calmati. Usa il cervello. Ricordati che tu conosci le sue capacità per intero o in parte ma lei no. Usale contro. Ora dormi” disse secca. Vicky si rinchiuse in camera, avvolta nei suoi oscuri pensieri, invece Clelia aumentò la gioia. Matt al momento ci rimase male ma in camera, davanti agli ovali perfetti dei seni di Clelia e supino al monte di venere dell'amore, pensò che fosse questione di regno e di impegno. Non lo sfiorò l'idea che fosse davvero così Clelia. Anche se in cuor suo quella notte fece l'amore con Vicky e non con Clelia. Ed in sogno Vicky visse tutto come se davvero avesse fatto l'amore con lui.


Vicky si svegliò molto prima dell'alba come sua abitudine. In quel momento del mattino perfino in paese regnava il silenzio. Poco lontano dal castello e all'inizio delle colline che finivano nel bosco, c'era un laghetto, talmente piccolo da sembrare una pozzanghera con le manie di onnipotenza. Vicky vi ci specchiò e non si riconobbe nella bella immagine che le restituirono le acque del calmo laghetto. Questa cosa di regnare andava ponderata, pensò in ansia Vicky, ammettendo e non concedendo che la sorella alla fine di quella faida non la facesse fuori. Vicky si chiese se non fosse un bene per tutti ma poi le venne il pensiero e lo sguardo della madre il giorno prima.
Era entrata in punta di piedi con Annabette che le stava avanti e faceva la sua breve presentazione. La madre l'aveva guardata a lungo, e poi aveva detto con voce dura: “È forse questo l'atteggiamento di una regina Scalze?” Per Vicky era come se le avesse dato uno schiaffo, tanto che impulsivamente disse con fierezza: “Non sono che una contadina, madre! Se pretendete da me ciò che non sono, non avete che da scegliere l'altra vostra figlia che fra poco piomberà su di voi, strappandovi anche l'ultimo respiro. Non avete che da scegliere, madre!” La madre la guardò intensamente e poi le chiese di avvicinarsi a lei. Vicky si avvicinò e la regina le diede un ceffone in pieno volto. Vicky non fece una piega.
“Badate che la Regina sono ancora io! Ora mostri il carattere di una regina, ma guai a te se ti rivolgi ancora a me con quel tono” fece sua madre seriamente. Poi serrò gli occhi e aggiunse: “So quel che stai pensando, ragazza mia, che nel mio caso ha vinto la strega cattiva, ma ti sbagli. Io ero come te sempre sulle punte. Vinsi perché mio padre tentò di abusare di me, contro la mia volontà, nella sua pazzia egli voleva salvarmi dal divenire regina e non lo sarei divenuta se mia madre ne fosse venuta a conoscenza. Quel giorno non gli riuscì perché intervenne la buona Annabette. Ma poi la mia gemella che sentiva tutte le mie emozioni lo venne a sapere e scambiò l'atto di mio padre per un atto voluttuoso, incestuoso e si ingelosì, pensando che fossi allora io la preferita. Osò fare quello che sarebbe toccato fare a me, contro la mia volontà. La sera dopo Annabette mi fece nascondere nelle sue cucine, dove ora tu stai dormendo, e con una scusa mandò a chiamare mia sorella nella mia stanza. Quando mio padre ubriaco e ormai folle cercò di abusare di lei, lei non oppose resistenza. Quando mia madre lo venne a sapere li bruciò vivi entrambi e io divenni regina. La pazzia fa parte della maledizione del nostro nome. Anche tuo padre impazzì a suo tempo. Poi quando decisi che non avrei avuto altri figli lo uccisi con le mie mani. Adesso sai tutto”
Vicky, piangendo nel cuore, disse: “Non so come annullare la maledizione però, madre! Neanche Annabette lo sa o non me lo vuol dire” rispose Vicky inginocchiata davanti alla madre.
“Non si può e basta, a meno che tu non voglia partorire delle gemelle e poi cercare di partorire un maschio erede e poi uccidere entrambe le gemelle! Arse vive come si fa con le streghe, ovviamente. Non credo tu ne sia capace... Per quel che vale non ne fui capace nemmeno io. Sebbene tentai invano di partorire un maschio. Ma morivano tutti. Dopo il terzo smisi. Forse avrei dovuto uccidere prima voi due e poi tentare con il maschio, ma di nascosto vi vidi un mattino e non ebbi il coraggio. Eravate le mie bambine infondo, ed io non ero che la parte buona. Non so perché le mie predecessore non lo fecero, forse perché non riuscivano ad avere gli eredi; o forse perché una volta al potere, tutto scema, anche il futuro. Tu chi sei? Victoria o Cleolianne?”
“Vicky, madre”
“Se Annabette ti ha scelta vuol dire che vede qualcosa in te. Cosa Annabette vedi in lei, affinché io la possa scegliere?”
“È potente, mia regina. Molto potente” disse Annabette dalla sua seggiola.
“Più potente di me, Annabette?” chiese severamente la regina.
“Molto più potente di qualsiasi sovrana finora conosciuta. In più, mia Regina, lei ama un giovane ed è ricambiata. Ed è buona, e anche il giovane lo è. Questi sono auspici più che ragionevoli. Tu conosci le regole, mia buona Regina”
“L'hai vista combattere forse?” nella sua voce c'era un briciolo di invidia e disprezzo.
“No, ma l'ho vista resistere al male dentro sé e questo è più che sufficiente! E tu sai quanto male faccia resistere all'odio e alla follia!” disse con fierezza Annabette. A quello scontro d'occhi vinse Annabette e la Regina abbassò stancamente i suoi. Poi la porta si spalancò ed entrò Clelia in tutta sua arroganza.
Annabette credeva in lei, era lei che non credeva in sé stessa. Questo lo sapeva Vicky eppure non riusciva a vincere sé stessa. Guardò di nuovo le limpide acque e vide avvicinarsi Matt. Anche lui era vestito da damerino. Era molto bello anche se non più di prima. La beltà di Matt andava oltre il semplice aspetto fisico. Vicky sentì la vicinanza di Matt e divenne rossa di vergogna per via del sogno che aveva fatto la sera prima. A quel punto intuì per via delle parole della madre che doveva aver fatto sesso con la sorella e questo la fece star male. Lei non avrebbe potuto arrivare a tanto, si conosceva. La marea della gelosia saliva assieme ai ricordi della nottata.
“Perché mi guardi male, Vicky?” chiese Matt a poca distanza da lei.
“Hai forse fatto all'amore con mia sorella?” le sfuggì di bocca. Vicky non era abituata a moderare le parole. Si morse il labbro per la sua stupidità ma intanto attese la risposta. Matt divenne rosso come d'ordinanza e questo la fece innervosire ancora di più.
“Non divenire rosso come se ti vergognassi. La sposerai dunque?”
“Io sposerò solo chi amo” disse Matt guardandola e poi proseguì dicendo: “Non so come tu lo sappia ma da quel che ho capito siete in sintonia, quindi lo dovresti aver capito con chi facevo l'amore ieri. Non certo con Clelia” ma invece di rispondere in quel momento Vicky si parò davanti a lui, e con una mano lo protesse da una saetta di Clelia che lo aveva sentito.
Clelia fece oscurare il cielo in quel momento e, impossessatasi di tutta l'energia a sé, spedì la palla infuocata contro i due innamorati.
Vicky si vide arrivare quella palla e con una mano spinse lontano Matt che andò a sbattere dieci alberi più in là. Poi si inginocchiò affinché la palla non le cadesse addosso. Rimase così in quella posizione. Clelia non capì se fosse morta ma poi la vide alzarsi a stento e poi cadere in ginocchio, colpita ma ancora in vita. Ancora più furente, prese Matt svenuto e scomparve per le vie del castello. Vicky invece era ancora lì per terra, in ginocchio, sarebbe rimasta lì per ore se non fosse accorsa Annabette con due giovani che la riportarono al castello.


Clelia sbatté Matt nelle prigioni segrete, avrebbe agito contro di lui in seguito. Ora doveva trovare la vecchia Annabette ed estorcerle informazioni. Non poteva quella schifosa essere più potente di lei. Adesso non era solo orgoglio ma timore, così come stavano le cose avrebbe sicuramente perso, se non addirittura sarebbe morta. Per mano di quella inetta già mia! Si disse. Cercò Annabette in lungo e in largo ma non la trovò, allora l'attese nella sua stanza da letto, dopo le cucine. Quando Annabette entrò trafilata e se la vide seduta sul suo letto. Con quegli occhi da ghepardo che sprizzavano odio vivo e palpabile. La prese all'istante per la gola ma Annabette non tremò, invece disse: “Sciocca ragazza, tu lo sai che se mi uccidi, tua madre ucciderà te con le sue stesse mani a costo di morire senza forze, e a quel punto vincerà lei!” Clelia strinse più forte, ma poi il timore crebbe e Annabette cadde per terra annaspando.
“Perché è più forte di me?” gridò Clelia isterica. Annabette se ne guardò bene dal risponderle, allora Clelia fece un passo avanti verso di lei e afferrandola per la faccia le lesse il pensiero. Annabette non era una strega e non poteva impedirle di farlo, ma poteva farle sapere ciò che Annabette voleva farle sapere. Troppi anni con troppe regine streghe in preda alla pazzia per non imparare a gestire emozioni e pensieri.
Clelia parve rasserenarsi da ciò che vide nei pensieri di Annabette, tranne un piccolo dettaglio che riemerse nella coltre nera dei suoi pensieri. Vicky non si era scontrata deliberatamente con lei. Aveva solo subito. Perché? Non era in grado? O si preparava astutamente al duello?? Strinse la fronte di Annabette ancora più forte, ma non vi trovò risposta. Buttò la vecchia per terra. Anche lei assieme a Matt avrebbe fatto una brutta fine. Il duello era domani e ancora non sapeva la reale forza della sorella. Le venne un'idea. Scese nelle segrete da Matt e telepaticamente le ordinò di scendere da lei. Annabette stava correndo da Vicky ma arrivò troppo tardi, si era già alzata dal suo letto e stava giungendo alle segrete. Corse dalla Regina ma inutilmente. La Regina era morta e c'era ben poco da fare se non nascondere fino al mattino, a duello avvenuto, la triste scomparsa. Chiuse a chiave la porta ormai priva di ogni incantesimo. Guardando la sua Regina distesa sul letto, bianca e per una volta in pace con sé stessa, pianse la buon vecchia Annabette. Pregò affinché la sua sovrana finisse nel regno dell'aldilà dove le regine finivano una volta morte.
Clelia attendeva nelle segrete e quando vide Vicky disse: “Attaccami se sei capace!” Intanto diede uno schiaffo a Matt, dal volto trasfigurato dalla paura. Vicky esitò e allora Clelia mise due dita negli occhi di Matt, che gridò di dolore. A quel punto Clelia si ritrovò sbattuta al muro da una violenta onda d'urto. Ma non si arrese, quello era capace di farlo pure lei. Riprese poi Matt e tirandolo per la testa gli morse il collo fino a provocargli una ferita profonda. Con una mano Clelia teneva ferma Vicky e con l'altra consumava il pasto amato dalla sorella. A quella vista Vicky perse la pazienza e crollarono le mura della segreta. Clelia sbarrò gli occhi, ma a quel punto Vicky era su di lei e le stringeva forte il collo, fino a scioglierle la pelle. Poi mollò la presa. Per Clelia c'era poco da fare. Aveva capito la sua inferiorità e adesso doveva giocare d'astuzia se voleva sopravvivere a domani. Clelia strisciò nelle sue stanze quando seppe da alcuni servitori che la madre era morta e a quel punto sapeva ciò che doveva fare.
Vicky era seduta davanti il suo letto. Matt vi era disteso ancora svenuto. Il pensiero che non si svegliasse più era insopportabile. Annabette non si trovava nei paraggi. Chissà dov'era. Vicky non riusciva a pensare a niente che non fosse Matt. Se non lo spingeva via sarebbe certamente morto. Il cuore batteva e il respiro era regolare, ma non dava segni vitali. Dopo un paio di ore comparve Annabette, era bianca e sfinita, e meno indomita del suo solito.
“Cosa hai, Annabette?” chiese ansiosa Vicky, scorgendo l'affanno della vecchia tata.
“Tua madre è morta. Ci ho pensato a lungo prima di darti la notizia. Ma ho bisogno della tua protezione e soprattutto che tu faccia un incantesimo alla porta di tua madre. Se lo scopre tua sorella saranno guai. Almeno fino a domani” disse Annabette con il capo chino.
“Suppongo, mia cara Annabette, che ti possa sembrar strano che io sia triste per una madre che non ho mai avuto modo di conoscere” Annabette non rispose perché per una volta non sapeva cosa dire. Vicky continuò dicendo: “Stai con Matt e vedi se lo puoi risvegliare, io andrò da mia madre a sigillarle le porte fino a domani” Annabette annuì.
Al castello tutto taceva, come se tutti avessero paura di far rumore nei preparativi per la nuova regina. Tutti erano al corrente della morte della vecchia regina, ma nessuno aveva il coraggio di ammetterlo per paura di una delle figlie. Entrò nella stanza della madre, ordinata e gelida come si era ridotto il cuore di lei. Vicky non voleva tutto ciò. Voleva godersi la giovinezza. Le importava sì del regno ma a quel prezzo no, al prezzo di far divenire Matt un pazzo e forse un giorno uccidere le sue bambine per poter porre fine alle maledizioni. Uccidere Clelia sua sorella, sangue del suo sangue, colpevole forse ma non del tutto di ciò che le era capitato. Avrebbe voluto fuggire da tutto ciò, ma non poteva e lo sapeva. Ma ciò nonostante aveva paura di restare e di divenire una fotocopia di ciò che erano diventate le altre regine. Chiuse la porta lentamente, non pregò per la madre, non credeva in queste cose, pianse, ma lo fece per sé stessa. Realizzò l'incantesimo e fece ritorno nella sua camera. Mentre stava arrivando lungo il tetro corridoio, incrociò una ragazzina che appena la vide le disse: “Salvati mia Regina. Scappa da tutto questo! Vivi la tua vita”
La ragazzina aveva occhi grandi e nocciola come i suoi. Occhi pieni di speranza come potevano essere stati i suoi solo poco tempo fa.
“Chi ti manda?” chiese in tono imperativo Vicky. La ragazzina tremò di paura, aveva un cesto di rose in mano che cadde a terra, pensando di esser sgridata scappò via dicendo: “Nessuno davvero!!”
Vicky guardò le rose con tristezza.
Tornata nella sua stanza trovò la cena che Annabette aveva fatto preparare. Le disse che aveva bisogno di forze per il giorno dopo. Allora Vicky cadde in ginocchio e pianse dicendo che il regno non lo voleva. Voleva la felicità di Matt e sua. Sapeva di essere egoista a non volere tutto questo. Per una volta Annabette non rispose severa. Appoggiò solo la sua rugosa mano sul capo di Vicky e disse: “Tanti anni fa, anche tua madre mi fece la stessa confessione. Ella amava un giovane che non era tuo padre ma dovette rinunciarci per non metterlo in pericolo da tutta quella situazione. Io le risposi come ora rispondo a te, mia giovane principessa: Il popolo ha bisogno di te. Lo so che è difficile da accettare, ma quella povera gente ha bisogno di una regina buona e tu lo sei, di una regina forte e di forti principi. Se tu scapperai, il tuo regno sarà in mano al nulla e non credo che tu potrai esser felice a lungo sapendo che il tuo popolo ha bisogno di te” Detto questo diede spazio a Vicky di cenare, e se ne tornò nella sua stanza dove ad attenderla di nuovo c'era Clelia più scatenata che mai.


L'alba venne molto prima di quanto volesse Vicky. Matt non si era ancora svegliato dalla brutta botta del giorno prima. Il castello tratteneva il respiro ed erano poche le voci che si sentivano in giro. Vicky scelse i suoi abiti da contadina, nei quali si sentiva più a suo agio. Invece Clelia scelse quelli da gran cerimonia. Sapeva in cuor suo di non dover combattere molto. La piazza del castello era gremita a festa e tutti con il loro abito buono vivevano l'evento come un qualcosa di diverso dall'ordinario. Annabette non era nella sua stanza ma tempo di cercarla non c'era. Era tutto pronto e scese in piazza come la più nobile contadina che il popolo abbia mai visto.
Clelia rise alla scelta della sorella. Si guardarono forse per l'ultima volta e poi a sorpresa Clelia fece portare a sé Annabette, legata come un salame e imbavagliata.
“Che scherzo è mai questo, Clelia?” chiese Vicky infuriata.
“Cedi il regno, se no uccido Annabette e Matt” e pure lui, per quanto ancora svenuto, fu deposto ai piedi di Clelia.
“E come hai fatto?”
“Un contro incantesimo! Sono arrivata prima e quindi avevo la precedenza sul tuo” rise Clelia sicura di sé.
Il cielo si fece tenebra e un vento freddo iniziò violento a spirare. Era dunque questo che aveva in serbo per lei Clelia? Le campane iniziarono a suonare scandendo l'inizio dell'incontro. In quel momento si aprirono gli occhi di Matt nello sgomento generale. Il ragazzo guardando le due sorelle capì che doveva fare.
Vicky guardò Matt, che a sua volta disse subito: “Io amo te, Clelia!” e baciò i suoi piedi. Il cuore di Clelia ebbe un fremito, il popolo mormorò e Clelia abbassò lo sguardo su Matt, nel momento preciso in cui una freccia la prese in fronte e una al cuore lanciata da parte di Vicky. Clelia cadde per terra mentre Matt portava in salvo Annabette. Clelia cercò di colpirli mentre cadeva all'indietro ma la potenza svaniva in lei come la vita. Cadde morta al suolo. Vicky si portò su di lei, e come da rito le diede fuoco stabilendo così la sua reale morte. Un applauso fragoroso partì da parte del popolo come saluto alla sua nuova regina. Ma per Vicky non era una vittoria o un arrivo, era solo l'inizio di una grande avventura non solo come regnante ma come donna e forse sposa. Non sapeva ancora se avrebbe sposato Matt ma sapeva che prima fra tutto era ristabilire il popolo e seconda non per ordine d'importanza porre fine al suo incantesimo e liberare la sua e la prossima generazione dalla maledizione delle principesse Scalze.

Auto slogamento compulsivo

Qualcuno mi spieghi che razza di malattia mentale è quella che mi porta a volermi togliere da fb o istangram e perfino dal blog ogni tot periodo di tempo??
Autolesionismo?? Noioa? Barlume di lucidità di passaggio?? Io il mio che mi protegge dallo stalkeramento??
Bho non si spiega... Il fatto è che poi ci ritorno come se nulla fosse.
Ci ritorno primariamente per Stalkerare ma poi perché c'è gente che merita...(fino ad un certo punto) soluzioni?? Diagnosi??
Il mio peggior demone non è la solitudine ma la noia. Quel tipo di noia che non può essere soddisfatta da chiunque. Divertirsi da queste parti è una cosa seria.
Quindi Lui è il problema, perché lui non è chiunque.
Voglio un suo clone a disposizione!! Anzi no, voglio che sia clonato. Il clone fa la sua vita e lui fa la mia. Ora è subito!!
A me non piace Stalkerare... Mi piace chiedere e attendere una risposta.
Poi controllare se è vera^^!